domenica 13 aprile 2008

Un surfista con la teoria del Tutto


Un povero surfista, considerato da alcuni come il santo Graal della fisica, ha elaborato una nuova teoria dell’universo, che ha ricevuto recensioni entusiastiche dagli scienziati.

Garrett Lisi, 39 anni, possiede un dottorato ma non un’affiliazione universitaria e trascorre la maggior parte dell’anno facendo surf alle Hawaii, dove è stato anche guida per escursionismo e pontiere (che spesso dormiva in tenda nella giungla).

In inverno si dirige verso le montagne vicino al Lago Tahoe, nel Nevada, dove pratica lo snowboard. "Essere poveri assorbe," sostiene Lisi. "Non è facile capire i segreti dell'universo quando cerchi di capire dove dormirai il prossimo mese."

Nonostante l’insolito percorso della sua carriera, la sua proposta è notevole perché, secondo i misteriosi standard della fisica delle particelle, essa non richiede calcoli matematici di particolare complessità.

Ancora meglio, essa non richiede l’impiego di più di una dimensione temporale e di tre spaziali, mentre alcune teorie opposte richiedono dieci o anche più dimensioni spaziali e altri concetti bizzarri. Inoltre è possibile collaudare questa teoria, che prevede una quantità di nuove particelle, probabilmente anche utilizzando il nuovo acceleratore di particelle Large Hadron Collider che entrerà in azione a Ginevra il prossimo anno.

Sebbene il lavoro del 39enne Garrett Lisi abbia ancor un modo per convincere le istituzioni e tanto meno per avvicinarsi alle scoperte di Albert Einstein, i due hanno una cosa in comune: anche Einstein diede inizio alla sua grande avventura nella fisica teorica al di fuori dell’ambiente scientifico tradizionale, lavorando come responsabile di brevetto, sebbene non riuscì a raggiungere il santo Graal, per una spiegazione esaustiva per unire tutte le forze e le particelle dell’annuncio del cosmo.

Attualmente Lisi, in Nevada, ha escogitato una proposta per farlo. Lee Smolin al Perimeter Institute for Theoretical Physics a Waterloo, Ontario, in Canada, descrive il lavoro di Lisi come "favoloso". "Si tratta di uno dei migliori modelli di unificazione che io abbia mai visto in tanti anni,"afferma.

"Sebbene coltivi l’immagine da surfista, è evidente che ha concentrato molto tempo ed energie nell'elaborazione di questa struttura," dichiara il Prof. Smolin al The Telegraph.

"Possibilità teoriche di grande fascino scaturiscono dalla teoria di Lisi," aggiunge David Ritz Finkelstein al Georgia Institute of Technology di Atlanta. "Tutto questo è più di una coincidenza e Garrett potrebbe aver intuito qualcosa di veramente profondo."

La nuova teoria pubblicata oggi nel New Scientist è stata spiegata in un intervento online di Lisi intitolato "Una teoria del Tutto straordinariamente semplice".

Garrett spera che la sua nuova teoria possa mettere a disposizione di ciò che egli definisce una "spiegazione radicalmente nuova" il modello standard vecchio di 30 anni, che unisce tre delle quattro forze principali della natura: la forza elettromagnetica, la forza resistente che unisce quark in nuclei di atomi e la forza debole che controlla l’alterazione radioattiva.

Il motivo del fermento nel mondo scientifico è che la teoria di Lisi tiene conto anche della gravità, una forza che è stata inclusa con successo solo da un’idea opposta e molto affascinante, definita "teoria delle stringhe", la quale propone che le particelle siano fatte di minuscole stringhe, teoria complessa e raffinata ma alla quale sono mancati gli esperimenti.

Alcuni, tuttavia, stanno portando una visione diversa. Il Prof. Marcus du Sautoy, della Oxford University oltre che autore di Finding Moonshine, ha dichiarato a The Telegraph: "In questa proposta ci sono ancora molte cose da portare a termine."

E il collega americano Eric Weinstein ha aggiunto: "Lisi sembra un tipo incredibile. Mi piacerebbe incontrarlo. Ma il mio amico Lee Smolin sta scommettendo su qualcosa di molto grande."

Le radici dello studio di Lisi sono da ricercare nella forma più elegante e complessa conosciuta dai matematici come E8, un complesso schema matematico di otto dimensioni con 248 punti scoperto nel 1887, ma compreso fino infondo dai matematici solo quest’anno dopo una serie di calcoli che, se trascritti in caratteri minuscoli, potrebbero ricoprire un'area della grandezza di Manhattan.

L’E8 incorpora le simmetrie di una geometria a 57 dimensioni ed è esso stesso a 248 dimensioni. Lisi afferma, "Credo che il nostro universo abbia questa bellissima forma."

Ciò che rende l’E8 così interessante è che anche la Natura sembra averlo inserito all’interno di molte unità di fisica. Una spiegazione di perché disponiamo di un elenco così strano di particelle fondamentali è perché esse derivano tutte dalle diverse facce delle strane simmetrie dell’E8.

La svolta per Lisi arrivò quando egli notò che alcune delle equazioni che descrivevano la struttura dell’E8 corrispondevano alle sue. "Il mio cervello esplose con le implicazioni e la bellezza di tutto ciò," dichiara al New Scientist.

Ciò di cui Lisi si era reso conto era che poteva scoprire un modo per collocare le diverse particelle elementari e le varie forze sui 248 punti dell’E8. Ciò che restava erano 20 spazi che egli riempì con particelle teoriche, ad esempio quelle che alcuni fisici prevedono siano associate con la gravità.

I fisici si sono impegnati a lungo per cercare di capire perché le particelle elementari sembrano appartenere a famiglie, ma, egli sostiene, questo deriva in modo naturale dalla geometria dell’E8. Fino ad ora, tutte le interazioni previste dalle complesse relazioni geometriche all’interno dell’E8 corrispondono alle osservazioni nel mondo reale.

La prova cruciale del lavoro di Lisi arriverà solo quando avrà fatto delle previsioni verificabili. Attualmente Lisi è impegnato nel calcolo delle masse che le 20 nuove particelle dovrebbero avere, nella speranza che esse possano essere individuate quando partirà il Large Hadron Collider.

"La teoria è molto recente e ancora in fase di sviluppo," ha dichiarato al The Telegraph. "Proprio ora potrei assegnare una bassa (ma non minima) probabilità a questa previsione.

"Per fare un paragone, credo che ci siano più alte possibilità che il LHC (Large Hadron Collider) vedrà alcune di queste particelle piuttosto che le superparticelle, dimensioni extra o microbuchi neri come previsto dalle teoria delle stringhe. Nel corso del prossimo anno spero di ottenere un maggior numero di previsioni (oltre che diverse) e con un maggior grado di sicurezza, aldilà della teoria dell'E8, prima che sia in funzione il LHC."

ROGER HIGHFIELD, Science Editor - Telegraph (U.K.)

Un ringraziamento a Judy Tart.

(SchwartzReport del 17-11-2007 - traduzione a cura di Daniela Rita Mazzella)
ERIKA HAYASAKI - Seattle Times/Los Angeles Times

Fonte: Coscienza.org

Via libera al teletrasporto quantico di atomi


E' stato definito "trasporto senza transito" e questa volta non distrugge la sorgente originale.

Una delle cose che più di tutte ha da sempre affascinato i cultori della serie classica di Star Trek, dopo la capacità dei viaggi interstellari, è sicuramente stata l'idea del "teletrasporto".
La serie risale addirittura al 1966 e c'è da dire che con il passare degli anni, l'esigenza di un mezzo capace di trasportarci istantaneamente in qualunque parte del mondo, non ha fatto che diventare più pressante, quasi indispensabile, spinta sicuramente dalla frenesia di produttività che governa il sistema economico globale.

E così da quando la scienza ufficiale ha iniziato ad utilizzare più spesso il termine “teletrasporto” nei recenti esperimenti di fisica quantistica, le antenne di molti si sono addrizzate alla ricerca di un qualche spiraglio verso il mezzo di trasporto definitivo.
Fantascienza a parte, quello che fino ad ora è stato possibile ottenere, altro non è che la “lettura” dello stato quantico di un fotone e la sua replica in un altro luogo.
Il problema durante questo esperimento è che, per ottenere una lettura accurata dell’originale e riprodurne una copia, l’originale deve essere letto così accuratamente da venire distrutto durante il processo.
Problema non da poco se la vostra famiglia rivolesse a casa l’originale, dopo il “teletrasporto mattutino” in ufficio!

Un secondo passo avanti, sicuramente più significativo verso quello che è il teletrasporto dell'immaginario collettivo, è stato compiuto trasportando un fascio di materia senza doverlo distruggere del tutto per leggerne le informazioni.
Questa tecnica innovativa è stata proposta dal team di ricercatori capitanato da Ashton Bradley presso l'Australian Research Council Center of Excellence for Quantum Atom Optics di Brisbane e come spesso accade per le scoperte più innovative, l'idea è venuta casualmente agli scienziati mentre stavano in realtà tentando un altro esperimento.
Il team infatti stava cercando un modo per misurare lo stato quantico di un fascio di atomi, quando gli scienziati si sono resi conto che la tecnica che stavano sperimentando poteva essere utilizzata anche per trasportare efficientemente la materia stessa.
Il processo geniale quanto affascinante, prevede di fatto il passaggio da materia ad informazione sotto forma di fotoni e di nuovo a materia nel luogo di destinazione.

In pratica viene sparato un raggio di atomi di rubidio in una periferica di invio (ndr. l'immaginaria piattaforma del teletrasporto) composta a sua volta di atomi di rubidio raffreddati ad uno stato definito Condensato di Bose-Einstein (BEC), in cui essi hanno il più basso stato quantico possibile.
Contemporaneamente viene sparato sulla periferica di invio anche un raggio laser "di controllo", che ha lo scopo di intrappolare gli atomi di rubidio in arrivo ed eccitarli fino ad uno stato energetico più elevato.
Quello che succede durante l'impatto è che gli atomi in arrivo, vogliono unirsi ai loro "cugini" della periferica di invio, ma per fare questo e raggiungere lo stato che questi ultimi hanno nel BEC, devono necessariamente rilasciare tutta la loro energia in esubero sotto forma di un raggio diretto di fotoni.
Il raggio di luce così prodotto, può essere trasmesso attraverso una normale fibra ottica lungo qualunque distanza e porta con se tutte le informazioni della materia originale, compreso il numero di atomi che la costituiva, il loro momento e energia e le loro proprietà quantistiche come ad esempio la fase.
In teoria secondo gli scienziati, basta ripetere il processo inverso dall’altro capo della fibra ottica, con un ricevitore BEC e un raggio laser di controllo per ricreare esattamente un secondo raggio di materia con proprietà identiche all’originale.

Sembra però che le novità non si fermino qui e che qualcuno sia seriamente interessato alle implicazioni di queste scoperte, come ad esempio la US National Security Agency (NSA) o l’Army Research Office e quando ci sono i militari di mezzo, evidentemente la ricerca merita seria considerazione…
E’ proprio questo il caso di Masum Rab e della sua squadra presso l’Università di Melbourne, sempre in Australia, che hanno addirittura coniato il termine “trasporto senza transito” (TWT), per le loro ricerche sulle onde di materia, tramite le teorie quantistiche.
Lo studio, reso pubblico il 7 settembre, riguarda appunto il modo in cui onde di atomi possano muoversi attraverso tre posizioni, separate da barriere impenetrabili.
Generalmente questo avviene con una particella che inizia nella prima posizione, passa nella seconda e infine nella terza per effetto di tunnel quantistico.
Ma a quanto pare non sempre giungere dalla partenza alla destinazione implica necessariamente dover toccare tutti i punti intermedi, o almeno gli oggetti quantici sembrano pensarla diversamente.
Rab e colleghi hanno infatti rilevato come in particolari condizioni, le particelle possano letteralmente “saltare” il secondo punto di passaggio posto tra la partenza e l’arrivo.
Nel modello matematico e analizzato al computer dalla squadra di fisici, il solito Condensato d Bose-Einsten (BEC), elemento costante negli esperimenti di quantistica e di ottica, viene fatto passare dalla posizione 1 alla posizione 3, con solo un pugno di atomi ad occupare temporaneamente la posizione 2.
In questa tecnica, non avviene la lettura e la “ricostruzione” in luogo diverso dell’originale, ma è proprio la materia originale che viaggia da un punto all’altro, saltando però I punti intermedi.

giovedì 20 marzo 2008

Un'italiana trova acqua e metano su un pianeta extrasolare


ROMA - Per la prima volta nella storia dell’astronomia è stata individuata una molecola organica, il metano, nell’atmosfera di un pianeta esterno al sistema solare: un passo decisivo verso la possibile scoperta di forme di vita su mondi distanti . Il pianeta, che non ha ancora un nome ed è indicato con la sigla HD189733b, è un gigante gassoso simile a Giove, si trova a 63 anni luce dalla terra nella costellazione della “Vulpecula” (Volpetta), e si tratta dello stesso corpo celeste su cui a luglio lo stesso team che ha individuato il metano scoprì tracce di acqua, anche se sotto forma di vapor acqueo visti i 1.000 gradi di temperatura di HD189733b.

Co-autrice della scoperta, pubblicata oggi su Nature, la giovane astronoma italiana Giovanna Tinetti dell’University College di Londra, che sottolinea come in questo caso, «non si può pensare ad un’origine biologica del metano», perchè, «è altamente improbabile che delle mucche (fisiologiche fonti naturali di metano) possano sopravvivere li», ha ironizzato Tinetti. La ricercatrice ritiene che in ogni caso ci siano le basi per sperare di fare osservazioni analoghe su altri pianeti extrasolari più ospitali per la vita. La ricerca, condotta in collaborazione con Mark Swain e Gautam Vasisht, del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa, e stata effettuata grazie allo spettroscopio di Hubble.

Il pianeta, uno dei 271 finora individuati nell’universo, era stato scoperto nel 2005 quando, passando davanti alla sua stella, ne affievolì la luce del 3% circa. Al contrario dei pianeti terrestri, come il nostro, il pianeta HD 189733b è di grandi dimensioni e la sua massa è 1,15 volte quella di Giove. Si trova a soli 4,5 milioni di km dalla sua stella intorno alla quale compie un’orbita in 2,2 giorni. La Terra, al confronto, si trova a 150 milioni di km dal sole e persino Mercurio, il più vicino alla nostra stella, è distante 70 milioni di km.

Fonte - La Stampa, 20 Marzo 2008

lunedì 3 marzo 2008

"Chupacabra" test results update


Chupacabra update: Mystery grows with new test results

03:21 PM CST on Wednesday, February 6, 2008
By Joe Conger / KENS 5 Eyewitness News

Who isn't interested in their family tree?



But for Phylis Canion, it's a search for the lineage of a beast living under the oak trees of her Cuero ranch.

"The interest in the chupacabra has been overwhelming," said the Cuero rancher.

At least, that's the name the strange creature has been given in the last year.

Its DNA has been flown across the continent as Cuero residents search for a final answer about their mysterious, blood-sucking beast.

The much-anticipated results are back from experts at the University of California at Davis.

Last year, the KENS I-Team had scientists from Texas State University evaluate DNA from the animal Canion found.

The animal was one of three peculiar, lavender-colored, dog-like animals Cuero residents found last July.

Results from Texas State University stated the animal is from the coyote family.

But Canion wanted to know more, so she sent more DNA, tooth and tissue samples, off to California.

Results from the University of California at Davis show the animal is in fact a mutt: on the mother's side it is part coyote.

"On the paternal side, it had Mexican wolf in it," said Canion.

Scientists from the University of California at Davis say they can't tell when the Mexican wolf heritage made its way into the gene pool.

It could be generations ago, but Canion believes the father's genes are important and can explain some of the odd characteristics of the creature.

"It was a hybrid, because it has this other breed in it," she said.

Canion is referring to the hairless, odd-colored skin originally thought to be caused by parasites or disease. Now, experts aren't so sure.

The Cuero rancher said she expects further testing to find out where all the hair has gone and why the animal, she says, seems to crave just blood from its victims.

"We still can't figure that one out," she said.

Meantime, an international media storm continues to descend on the small Texas town.

Italy's popular Voyager TV show spent an hour on the story of Canion and her creature.

Japan is sending a television crew this month, too, as the legend continues to grow.

E-mails and letters to Canion at her shop certainly haven't slacked, either.

"It may be quiet out here in rural Cuero, Texas, but the drama still continues. There are still sightings of the animal, and chickens? They keep disappearing, too. Some of it captured in footage by the Discovery Channel," she said.

They had cameras running, heat-seeking cameras, six cameras that ran for 31 days and took over a thousand shots, and in that it also picked this animal up.

That's a lot of images to comb through and may give even more insight into the creature's habits.

Together with the new DNA results, the Cuero rancher is reassured the animal is not a fluke of nature. Canion firmly believes a family of the Cuero creatures are living — and hunting — her property.

T-shirt sales of the chupacabra are still going strong, with more than 16,000 sold already.

There's even been legal action to keep some knock-offs from being sold on eBay where they were going for three times the price.

Mars Surface Too Acidic for Life To Exist


Martians may be more in the realm of science fiction than astronomical research.
Published On Friday, February 29, 2008 3:36 AM


NASA researchers, including one Harvard professor, have found that the surface of Mars has been too acidic to sustain life for the past four billion years, suggesting that Martians are more the realm of science fiction than astronomical research.

Clues found in the rocks by two NASA space rovers—Opportunity and Spirit—have led researches to conclude that the concentrations of minerals in Mars’s water makes the planet inhospitable for even the heartiest of organisms, according to Andrew Knoll, a professor of natural history in the Earth and planetary sciences department and a member of NASA’s Mars Exploration Rover science team.

“One particular iron sulfate mineral called jarosite forms only under strongly acidic conditions,” Knoll said. “Its identification in the Martian rocks provides a smoking gun for strongly acidic conditions.”

Knoll said that differences in size and distance from the sun caused Earth and Mars to become distinct early in their lives.

“About 3.8 billion years ago—the age of the sedimentary rocks collected by Opportunity—Earth had oceans, life, and an atmosphere capable of sustaining greenhouse warmth but without oxygen,” said Knoll, who added that the calculations on ancient water activity on Mars were performed by Harvard postdoctoral fellow Nicholas J. Tosca. “Mars was dry, acidic, and at least mildly oxidizing.”

Despite the evidence collected by the rovers, there still may be some opportunity to find evidence of life on Mars.

“Most of Mars remains unvisited by rovers, although orbiting satellites are providing good maps of surface conditions across the planet,” Knoll said.

Two rovers, the Phoenix lander and the Mars Science Laboratory, will be landing on Mars in the near future for evidence of the planet’s suitability for life.

The Phoenix lander, which is set to land on Mars on May 25, will be looking at a region farther to the north where there is permafrost.

“We’re going to places where there is kind of evidence that could support life and checking them out in greater detail,” said Diana Blaney, a member on the science team for the Phoenix lander. “Phoenix starts that process.”

Meanwhile, the Mars Science Laboratory is scheduled to leave Earth in the fall of 2009 and land on Mars in the summer of 2010. According to Joy A. Crisp, a Mars Science Laboratory scientist, it has capabilities that Spirit and Opportunity did not have, like the ability to analyze drilled powders from rocks for organic compounds.

“We will be looking at the oldest part of Mars, four to 4.5 billion years old Mars,” Crisp said. “This might be a different kind of environment that might be more suitable for life.”

—Staff Writer Kevin C. Leu can be reached at kleu@fas.harvard.edu.

Fonte - The Crimson

domenica 24 febbraio 2008

Jaime Maussán: Rovinando l’Ufologia seria, una frode alla volta


10/02/08, RodolfoSaucedo

Un’Occhiata alla Promozione di UFO falsi di Maussan. Questa storia è ©2004 UFOWATCHDOG.COM e fu tradotta e riprodotta qui con il consenso scritto del suo autore.

Maussán e il fraudolente ”Dott. Reed” nello spettacolo latino-americano notturno di televisione UFOWATCHDOG.COM. È semplicemente entusiasta di vedere come qualcuno è in grado di dare credibilità all’auto-proclamato investigatore UFO, Jaime Maussán. Maussán ha una lunga storia in promuovere ed appoggiare una frode UFO una dopo l'altra. Ma, per qualche ragione, Maussán continua ad essere voluto dalla comunità UFO. Veramente, è il parere di questo sito web (sia da ufowatchdog.com come da sobrenatural.net) che le pagliacciate e infondati affermazioni di Maussán hanno fatto un sacco di danni all’ambiente (ufologico) e lui è una vergogna per la ricerca seria. Maussán sembra essere molto più interessato al sensazionalismo che in fare qualsiasi reale lavoro di ricerca. Per un uomo che si vanta di essere il Mike Wallace del Messico, è evidente che non lo dimostra. Ecco alcuni esempi di lavori di ricerca UFO di Maussán e alcune affermazioni cervellotiche che egli ha fatto e che la gente ha pagato per ascoltare ...

AFFERMAZIONE: Maussán afferma che l’immagine seguente è la migliore immagine mai presa di un gigante UFO nello spazio.

REALTA’: La foto che apparve nella edizione del 6 ottobre 1997 della rivista "Contatto Ovni Magazine" è in realtà una galassia in formazione, non un UFO.

AFFERMAZIONE: Maussán afferma che il caso di UFO del “Dott. Reed” è reale e che non vi è prova scientifica che lo sostiene. Maussán afferma che i suoi presunti contatti nella intelligence militare l’hanno avvertito che il caso è reale e molto pericoloso. Maussán conduce la conferenza su “Dott. Reed” in un tour nazionale in Messico e crea una campagna mediatica per promuovere l'evento. Queste conferenze esauriscono i biglietti in molti luoghi.


REALTA’: Il “Dott. Reed” e tutto il suo caso è stato esposto come una frode. Maussán è sfidato a dimostrare la sua presunta prova scientifica e fallisce. Maussán e i suoi associati sostengono di aver studiato a lungo il “Dott. Reed” e aver stabilito le loro pretese, prove e testimoni. Le affermazioni di un presunto apparecchio di origine extraterrestre non sono mai state provate nonostante Maussán ha affermato che il falso apparecchio utilizzava un’avanzata nano-tecnologia. Neanche un chicco di prova è stata presentato da Maussán per sostenere le sue affermazioni.

AFFERMAZIONE: Affermò che le riprese di un UFO in pieno giorno nel 1996 (a sinistra) erano state analizzate a fondo e che non vi erano stati più di 100 testimoni.

REALTA’: Trovai che il filmato era una falsificazione di effetti speciali. Assieme alla manipolazione digitale, si anche riscontrai che l'audio e il video furono inseriti in seguito.

AFFERMAZIONE: Ha stato dicendo che la ripresa del video dell'UFO da un elicottero nella città di New York era reale e che essa era stata analizzata.

REALTA’: Il video (http://www.rense.com/general41/scihoax.htm) fu una frode prodotto dal Sci-Fi Channel.

AFFERMAZIONE: Affermò pubblicamente che era stato confermato che la cometa Hale-Bopp portava navi madri per evacuare il pianeta.

REALTA’: Nessuna nave madre. Il pianeta segue qui, insieme ai suoi abitanti. La frode dell’ UFO Hale-Bopp fu esposta da parte di Jeff Rense.

AFFERMAZIONE: Maussán disse che aveva videoregistrazioni di radar confermando la presenza di UFO nello spazio aereo del Messico.

REALTA’: Finora, nessuna prova è stata presentata.

AFFERMAZIONE: Maussán affermò che aveva indagato un caso in cui un aereo si scontra con un UFO in Messico. Affermò anche che "tonnellate" di prove e documenti giustificavano il caso.

REALTA’: Nessuna prova è stata mai presentata.

AFFERMAZIONE: Promosse una fotografia di un presunto extraterrestre come reale e impossibile da riprodurre.

REALTA’: La foto fu riprodotta facilmente. Maussán, nonostante che disse che era falsa prima che il racconto apparsi su Rense.com, insisté sul fatto che la foto era vera, anche dopo che gli era stato detto che era falsa.

AFFERMAZIONE: Maussán disse che c’erano enormi navi madri extraterrestri in orbita intorno al pianeta camuffate come stelle.
REALTA’: Quando gli è stata chiesta una prova, Maussán esclamò che questo era il motivo per cui le stelle nel cielo notturno si muovevano, perché erano gli UFO!

Così con questo le pare che sia un investigatore (ricercatore) credibile e competente? Se è così, Maussán lietamente prenderà i vostri soldi alla porta. Siamo spiacenti, nessun rimborso ...

Copyright © per SobreNatural.NET / Escepticos.NET Diritti Riservati.
Pubblicato il: 2005-02-04 (12695 letture)

"Beati i pacifici"

Distinti saluti,
Rodolfo Saucedo.

martedì 12 febbraio 2008

Un'immensa voragine nello spazio "E' il segno degli Universi paralleli"



Scoperto, la scorsa estate, un "buco nero" di 900 milioni di anni luce
I ricercatori dell'università di Nord Carolina lo spiegano con la "teoria delle stringhe"

Un'immensa voragine nello spazio
"E' il segno degli Universi paralleli"

"Esisterebbero una miriade di universi intorno al nostro"
di LUIGI BIGNAMI


C'E' UN'IMMENSA voragine nell'Universo. Si trova tra 6 e 10 miliardi di anni luce dalla Terra. Si tratta di un volume di spazio con un diametro di circa 900 milioni di anni luce dove il "nulla" la fa davvero da padrone. Agli strumenti che l'hanno scoperto appare come una gigantesca macchia oscura nel cielo, come se una mano smisurata avesse cancellato quasi tutti gli oggetti luminosi presenti al suo interno.

Ora un gruppo di ricercatori ha dato una spiegazione a quel fenomeno. Suona fantascientifico, ma Laura Mersini-Houghton dell'Università del North Carolina a Chapel Hill (Usa) dice proprio così: "E' l'impronta indelebile di un altro universo che sta oltre il nostro". Ma per capire questa spiegazione - apparsa su NewScientist - che potrebbe rivoluzionare tutte le idee sorte sul nostro Universo è necessario fare un passo indietro.

"Non solo non è mai stato trovato un vuoto tanto grande, ma nessuna ipotesi sulla struttura dell'Universo lo aveva previsto", aveva detto Lawrence Rudnick dell'Università del Minnesota (Usa), autore della scoperta del buco avvenuta lo scorso mese di agosto. E questo spiega il motivo per cui la sua esistenza era stata messa in luce quasi per caso.

"Era una mattina durante la quale i radiotelescopi del Vla (Very Large Array) - in grado di captare ogni più piccolo segnale radio emesso da una stella, una galassie o qualunque altro corpo celeste ancora attivo - non erano impegnati in osservazioni particolari e allora ho deciso di puntarli verso la "macchia fredda" individuata dal telescopio spaziale della Nasa Wmap (Wilkinson Microwave Anisotopy Probe)", ha spiegato Rudnick. La "macchia fredda" in questione è una misteriosa anomalia presente nella mappa della "radiazione cosmica di fondo" dell'Universo, la radiazione che permea l'intero cosmo e che viene interpretata come l'energia residua del Big Bang. Tale radiazione presenta variazioni tra un punto e l'altro che non superano lo 0,001 per cento. Ma dalla "macchia fredda" che si trova in direzione della costellazione di Eridano, non giungeva ai radiotelescopi del Vla alcun "fotone", le particelle di energia cioè, che si muovono alla velocità della luce e che solitamente sono emesse da atomi o stelle attive. Ciò stava ad indicare che l'area era totalmente vuota di materia.


Subito si sono scatenate le ipotesi per dare una spiegazione a quell'immenso buco fatto di nulla. Ipotesi che non davano pienamente ragione al fenomeno. Ora Mersini-Houghton sembra aver dato un senso ad esso interpretandolo al di fuori della cosmologia standard. La ricercatrice infatti, ha utilizzato la "teoria delle stringhe", una teoria della fisica che ipotizza che la materia, l'energia, lo spazio e il tempo siano la manifestazione di entità fisiche sottostanti, chiamate appunto le "stringhe", le quali vibrano in 10 dimensioni nello spazio-tempo e che formano le particelle subatomiche che originano gli atomi.

Secondo questa teoria non esiste un solo Universo, bensì 10 alla 500 universi (si immagini un numero composta da 1 seguito da 500 zero, un numero inimmaginabile) ognuno con proprie leggi fisiche.
Spiega Mersini-Houghton: "Quando il nostro Universo si formò doveva interagire con gli altri Universi vicini. E quel buco è proprio il risultato di quell'interazione avvenuta subito dopo la nascita del nostro Universo che da allora, per le caratteristiche che esso possiede, continuò ad espandersi. Purtroppo non ci è possibile osservare ciò che ci arriva dai confini dell'Universo, che si trova tra 42 e 156 (1) miliardi di anni luce da noi e quindi non possiamo vedere ciò che c'è oltre il buco". Ma quel buco è proprio l'impronta che un Universo diverso dal nostro ci ha lasciato all'inizio del tempo e dello spazio.

Che il buco si formò agli inizi dell'Universo è d'accordo anche Rudnick, il quale dice: "Le teorie correnti suggeriscono che tutte le strutture che oggi vediamo nell'Universo presero forma all'inizio del tempo e dello spazio. La struttura vera e propria fatta di vuoti e agglomerati di materia, poi, è cresciuta nel tempo guidata dalle forze gravitazionali".

Secondo Mersini-Houghton, tuttavia, dovrebbe esserci un altro buco simile a quello scoperto dalla parte opposta dell'Universo rispetto a quello già osservato e questo lo sapremo quando l'anno prossimo verrà lanciato un altro satellite per lo studio delle microonde dell'Universo molto più sofisticato dei precedenti, il satellite dell'Esa, Planck.

L'ipotesa dell'astrofisica è ora sotto osservazione dell'intero mondo scientifico, che al momento guarda con sospetto alla Teoria delle Stringhe. Ma se quanto ipotizzato da Mersini-Houghton non verrà smentito, dovrà iniziare la ricerca ai quasi infiniti universi che circondano il nostro.

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(1) Alcuni lettori si chiederanno come è possibile che l'Universo abbia un raggio di 42 o 156 miliardi di anni luce se è nato solo 13,7 miliardi di anni fa. La spiegazione sta nel fatto che nel tempo le misure si sono dilatate. Si perdoni la semplificazione, ma un centimetro misurato dopo pochi secondi dalla nascita dell'Universo non corrisponde ad un centimetro di oggi.

(23 novembre 2007)

http://www.repubblica.it/2007/11/sez...parallelo.html